La Repubblica: Datemi una scatola e scoprirò il male

marzo 20, 2018
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Umberto Veronesi la chiamò la “scatola magica”. Un radar che poteva guidarci nella regata contro i tumori.

Perché grazie a questa apparecchiatura, una tecnica di risonanza magnetica sviluppata in pochi centri al mondo, tra cui l’Ieo di Milano, è possibile arrivare ad una diagnosi molto precoce del cancro. L’idea di Veronesi era quella di scansionare il corpo di un paziente per individuare neoplasie iniziali e poter effettuare diagnosi precoci su persone senza sintomi, sane.

Oggi quella scatola, che si chiama Diffusion Whole Body, la racconta Giuseppe Petralia, vicedirettore della divisione di Radiologia dell’Ieo, nel libro La scatola magica contro il cancro, a cura di Riccardo Renzi ed Edoardo Rosati (Mind edizioni, 14 euro). Ed è in grado, senza radiazioni o mezzo di contrasto, di poter individuare tumori così piccoli (3-4 millimetri contro i circa 8 della Pet) da non poter essere individuati con altre indagini.

Oggi la scatola magica – che costa milioni di euro – è stata utilizzata su persone malate, per controllare lo sviluppo della malattia. E nel libro c’è il racconto di molti pazienti. Alcuni dei quali sono vivi proprio grazie all’intervento tempestivo che, senza l’acuità visiva della Dwb, non ci sarebbe stato. Ma c’è anche il racconto di questo giovane medico siciliano, che ha studiato negli Stati Uniti ed è poi tornato in Italia con il sogno di poter utilizzare questa macchina. E delle difficoltà incontrate per far accettare questa nuova tecnologia, anche agli stessi colleghi. Ma non solo: il libro è anche utile strumento di prevenzione. Seguendo le dodici regole contro i tumori.

Autore: Elvira Naselli

Testata: la Repubblica | Rubrica “Il Libro”