La scatola magica contro il cancro

agosto 17, 2017
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Dal sogno di Umberto Veronesi di una macchina capace di prevenire l’insorgenza di tumori alla realtà.

È la Diffusion Whole Body, un’innovativa tecnica di screening oncologico messa a punto a Milano.

La diagnosi precoce è una delle armi più potenti che abbiamo a disposizione contro il cancro. E se fosse possibile tenere sotto controllo il nostro stato di salute generale, compreso lo sviluppo di possibili tumori, grazie a una risonanza magnetica pensata per i sani? A trasformare questo sogno in realtà, o quasi, sono stati i medici dell’Istituto europeo di oncologia di Milano, che hanno messo a punto una tecnica, chiamata Diffusion Whole Bady (DWB), in esercizio già da alcuni anni, ma finora usata per lo più su soggetti già colpiti dalla malattia in modo da controllare lo sviluppo della stessa. Recentemente è stato tuttavia inaugurato un centro in provincia di Bergamo che, seguendo questi protocolli, offre una diagnosi oncologica estremamente precoce. Ne parliamo con uno degli sviluppatori di questo procedimento.

Umberto Veronesi la chiamava «la scatola magica», riferendosi ad una risonanza magnetica in grado di scansionare il corpo di un paziente alla ricerca di possibili neoplasie allo stadio iniziale, in modo da effettuare una diagnosi precoce su persone asintomatiche, apparentemente sane. Questo suo sogno, confessato sulle colonne di «Wired» nel 2011, è ora diventato realtà. «La DWB è una tecnica di risonanza magnetica che rileva i movimenti microscopici delle molecole di acqua», spiega Giuseppe Petralia, radiologo dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, lo specialista che fin dall’inizio ha studiato le caratteristiche del nuovo esame. «Nei tessuti ipercellulari, come i tumori, queste appaiono brillanti. Si tratta di un concetto fisico arcinoto. Nel 1985 c’è stata la prima pubblicazione sulla diffusione in ambito clinico, effettuata dal francese Denis Le Bihan, che si è reso conto che sfruttando questa proprietà è possibile distinguere, proprio in base ai movimenti dell’acqua, i vari tessuti e la loro salute». Se l’acqua deve passare tra cellule molto vicine l’una all’altra, come capita quando si sviluppa un tumore, sobbalza, fa dei movimenti simili a quelli della pallina in un flipper e diven¬ta agli occhi dell’apparecchiatura brillante. Proprio questa brillantezza rileva la presenza di un tessuto malato. “Come sempre, prima si trovano i concetti fisici e in un secondo momento gli stessi vengono applicati in ambito clinico. Ovviamente si va per tentativi: Le Bihan effenuò degli esperimenti sul fegato ma fallirono, perché il fegato si muove con il respiro. Poi si concentrò sull’encefalo, che è fermo: si fecero tanti esperimenti in quel senso, tant’è che negli anni Novanta la DWB diventò uno strumento importante per l’ictus”.

Negli anni Duemila, i più avanzati ambienti medico-scientifici hanno poi iniziato a capire che la tecnica poteva tornare utile anche in ambito oncologico, perché il tumore ha una densità cellulare molto maggiore rispetto a un tessuto sano. «Dopo essermi formato a Londra su questa tecnica, sono rientrato in Italia e ho capito che dovevo fare qualcosa. Dal maggio 2016 ho lavorato giorno e notte con un piccolo team che comprendeva un fisico canadese, col sogno di fare un solo esame laddove se ne facevano tanti. A novembre è nata la nuova tecnologia Whole Body, ovvero ciò che facevamo nelle singole parti, siamo riusciti a estenderlo all’intero corpo. lo non ho inventato nulla: è una realtà consolidata da più o meno dieci anni, è utilizzatissima nel tumore mammario e inserita nelle linee guida del mieloma multiplo. Insieme al mio team, ho semplicemente messo insieme i singoli segmenti in modo da fare un unico esame e, grazie a nuove configurazioni, hardware e software, sono riuscito a ridurre la durata dello stesso, che ora si aggira sul 30 minuti».

Un esame per le persone sane

Ora l’esame di DWB, Diffusion Whole Body, è disponibile anche nel nuovo centro della ASC Italia (Advanced Screening Centers) aperto a Castelli Calepio, in provincia di Bergamo, che ha iniziato l’attività a gennaio effettuando fino ad oggi oltre 400 esami di diagnosi precoce. Tutto ciò è stato possibile grazie al supporto di un pool di imprenditori che ha accolto l’appello lanciato dal compianto Umberto Veronesi su «Wired”, di introdurrete prevenzione avanzata nello stile di vita delle persone sane. In Europa sono cinque o sei centri che la effettuano ad alto volume, ovvero centinaia di casi l’anno. «Questo è un esame che ci offre performance diagnostiche paragonabili a quelle della PET e della TAC», precisa Penane. «PET e TAC però espongono il paziente a una bella dose di radiazioni. Nel paziente oncologico si fa una valutazione di co-sto/beneficio: Il vantaggio clinico dell’avere queste informazioni sorpassa il danno biologico della radiazione somministrata, che si verifica, come sappiamo, dopo trent’anni. Non sono mai state somministrate PET o TAC “total body” per uno screening dei soggetti sani, non sarebbe etico e nemmeno sensato. La DWB invece ha un costo biologico pari a zero: zero radiazioni, zero mezzi di contrasto».

Oltre i costi biologici

Il sogno dei medici che hanno realizzato questo progetto è che un domani, accanto al normale check up consigliato annualmente, ci si sottoponga anche una DWB. Oggi l’esame costa 1.000 euro, che non sono pochi – le persone con reddito basso possono sottoporvisi pagandone 200 – ma l’obiettivo del centro, che pur essendo privato non ha scopo di lucro, è quello di estendere l’esame a tutti, rendendolo col tempo meno costoso. «La sanità pubblica fa anche dei conti economici. Costa meno fare una mammografia che curare i tumori mammari. Questi esami devono essere fatti e noi suggeriamo di completarli con una DWB, soprattutto sopra i 45-50 anni. Attualmente l’esame è configurato per non sovrapporsi agli screening raccomandati; nel caso delta mammella, per esempio, la DWB ha una capacità di analisi inferiore rispetto alla mammografia».

Le tecnologie tuttavia, da sole, non bastano: bisogna anche saperle utilizzare. «Il vero limite sta nel fatto che per analizzare i risultati occorre un addestramento specifico e molta esperienza, perché le informazioni funtile sullo tantissime e bisogna imparare a selezionarle. Un’adeguata esperienza può limitare il rischio di sovra diagnosi e di falsi positivi: con tutte le conseguenze che essi comportano» spiega ancora Petralia. E per il futuro? «Mi rifaccio alle parole di Umberto Veronesi, che avendo speso una vita professionale nel sottolineare l’importanza della diagnosi precoce, credeva moltissimo in questa cosa e ha prestato la sua immagine su “Wired” proprio per spingerla. Diceva: “Guarda, quello che stai facendo è importantissimo, è una svolta per la medicina. Un giorno questa scatola magica entrerà in tutti gli ospedali: Ovviamente siamo ancora a metà strada, non abbiamo ancora fatto tutto. Come mi aveva preannunciato Veronesi ho avuto molti detrattori, ma vado avati».

Nel corso dei primi quattro mesi di attività ASC Italia, 212 persone sane hanno portato a termine l’esame di DWB al Centro di Castelli Calepio. Fra le persone sottopostesi all’esame, con un’età media di 52 anni, sono stati riscontrati due casi di tumori maligni asintomatici, prontamente curati.

Testata: Corriere del Ticino

Autore: Laura di Corcia