Un check up 4.0 per Simone Moro La risonanza magnetica: «Tutto ok»

gennaio 26, 2017
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Il famoso alpinista ha inaugurato ieri il centro diagnostico ASC di Castelli Calepio sottoponendosi a uno screening in grado di scovare anche i tumori più piccoli

Si comincia. Simone Moro entra nella macchina e già compaiono le immagini sul display. Il corpo atletico, privo di massa grassa, la muscolatura forte. Da una prima analisi, non sembrano esserci tracce di metastasi. «Sono contento dell’esito dell’esame — commenta l’alpinista e scrittore —. E sono contento di averlo fatto. Mio padre era un atleta come me, ed è morto di tumore. Se fosse ancora qui, credo che gli consiglierei questa struttura. Perché la prevenzione non significa solo avere uno stile di vita sano, ma anche saper vedere il brutto tempo prima che arrivi».

Simone Moro è stato scelto per inaugurare il nuovo Centro diagnostico all’interno della sede ASC (Advanced Screening Centers) di Castelli Calepio. Qui si pratica la Diffusion Whole Body, una tecnica avanzata di diagnosi precoce dei tumori. «Ho iniziato ad applicare questo metodo nel 2009 allo Ieo — racconta il dottor Giuseppe Petralia, vicedirettore di radiologia presso ASC —. All’inizio serviva a diagnosticare la ricomparsa di metastasi in pazienti già operati. Poi abbiamo pensato che potesse essere un ottimo strumento di prevenzione». Si tratta di una risonanza magnetica che analizza tutto il corpo, individuando con accuratezza le zone tumorali senza far uso di radiazioni o mezzi di contrasto. Non ci sono quindi effetti collaterali, tanto che possono farlo anche donne in gravidanza e giovani. Sdraiato su un lettino, il paziente viene fatto passare dentro la macchina, che ha forma di un anello e produce 4000 «fotografie», creando infine un’immagine tridimensionale, visibile su un display. Il tutto dura dai 30 ai 50 minuti. Si possono scovare anche lesioni di 3 o 4 millimetri, quando sono allo stadio iniziale, il che è importante per intervenire tempestivamente con un’operazione chirurgica o cicli di chemio. Il costo di questo esame è al momento di mille euro.

«Sappiamo che è un prezzo alto — dice la presidente di ASC Piera Esposito —. Ma l’obiettivo è scendere fino a 600 euro». La ASC infatti non ha scopo di lucro e gli utili saranno reinvestiti, per riuscire a collocare altre due macchine, oltre a quella attuale, in modo da abbattere il prezzo del check up. «Già da ora — continua Esposito — abbiamo stabilito che il 10 per cento degli esami costi 200 euro, per le persone meno abbienti». D’altra parte, per la macchina sono stati investiti 1 milione e mezzo di euro, dei 5 milioni totali per il Centro. Che è nato dalla volontà e dai contributi di 6 imprenditori, con capofila Giuseppe Mazza. Il tutto ha preso il via da un articolo di giornale, dove lo Ieo parlava della necessità di finanziare la ricerca. Così Mazza ha scelto di dare borse di studio, ha «scoperto» la risonanza magnetica e ha deciso di promuovere le indagini in quel campo.

«La tecnologia ha fatto progressi — specifica Petralia —, ma non è sufficiente da sola. Ci vogliono anni per formare un medico di un centro diagnostico, perché le immagini fornite dalla macchina non sono di immediata lettura». In ogni caso, la DWB è un esame che non sostituisce quelli della sanità pubblica, come mammografie, pap test, controlli del colon. «Ma può servire per controllare quegli “organi orfani” che vengono tenuti meno sotto osservazione», dice Petralia.

«L’esame è stato rilassante. Si ascolta la musica mentre si passa nella macchina — racconta Simone Moro —. Per me la salute ha grande importanza. Ogni settimana corro dai 100 ai 140 chilometri, non fumo, non mi sono mai ubriacato. Mangio sano. Insomma, per il momento mi sono comportato bene. Ma non è sufficiente e nel caso in cui avessi avuto qualcosa che non andava, avrei voluto scoprirlo subito, per poter intervenire».

 

 

Autore: Gisella Laterza

Testata: Corriere della Sera – Bergamo